MAKEUP…. MIO AMORE!

Che cosa c’è di più meraviglioso del makeup? Ciprie, gloss, ombretti, matite sono in grado di trasformare una donna da Piccola Fiammiferaia a Biancaneve. Se fino a qualche anno fa i makeup artist apparivano come una sorta di sacerdoti, custodi dei segreti del trucco, oggi l’esplosione di tutorial su Youtube ha svelato i misteri della sfumatura, lasciando i truccatori con un palmo di naso e con qualche euro in meno. Chi ci ha guadagnato è l’industria cosmetica che sforna, come fossero biscotti, palette di ombretti dalle texture sempre più impalpabili e vellutate, rossetti dal finish brillante, capaci di restare inalterati sulle labbra per una settimana intera, smalti dalle tonalità ardite che per consumarne una boccetta non ti basta una vita. Purtroppo, la mia innata vanità non mi permette di resistere troppo a lungo alle novità del paese dei balocchi. Diciamo, però, che ancora non sono impazzita del tutto e che la mia proverbiale tirchieria mi frena dall’eccedere in acquisti frequenti o, peggio ancora, inutili. Ultima concessione è stata la nuova tinta per labbra di Yves Saint Laurent. Che dire? La indossi la mattina, bevi due o tre caffè, a pranzo mangi spaghetti all’amatriciana, la sera gusti una bella coda alla vaccinara e il rossetto è sempre lì, presente ed ostinato. Un po’ come tuo marito!

Is there anything more amazing than makeup? Powders, lipglosses, eyeshadows, pencils can turn a woman from Little Match Girl to Snow White. If until a few years ago the makeup artists seemed to be like priests, keepers of the secrets of make up, nowadays, the explosion of tutorials on Youtube has revealed the misteries of shade, leaving the makeup experts with egg on the face and some dollars less. Those who have gained more are the cosmetics brands which have churned out, as if they were cookies, palettes of fine and velvety eyshadows, bright lipsticks that can be stay fixed on the lips for a whole week, nail polishes in bold colors, that you need a lifetime to consume them. Unfortunately, my innate vanity does not allow me to resist so long: I have to possess the new product of Toyland. However, I’m not still completely mad and, moreover, my proverbial greed holding me back in buying things, above all if I don’t really need them. The last product of makeup I’ve bought is the Yves Saint Laurent glossy stain. What can I say? You can wear it in the morning, drink two or three coffees, eat spaghetti all’amatriciana for lunch, coda alla vaccinara for dinner and your lipstick is always there, present and obstinate. A bit as your husband!

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SISTERHOOD INSTEAD OF FEMINISM?

Qualche giorno fa un ragazzo mi dice: “Pensavo che il femminismo fosse morto”. Gli rispondo che una cosa può morire quando non ha più motivo di esistere. Ma sì, pensandoci bene, è proprio anacronistico parlare di femminismo, dopotutto le donne hanno ormai raggiunto quei diritti umani e civili, riservati dall’eternità soltanto agli uomini. Mica dobbiamo ancora lottare contro la violenza domestica oppure ritrovarci per strada, picchiate e costrette a prostituirci! Sono cose ormai superate! Inoltre noi donne, oggi giorno, possiamo facilmente entrare in politica e, se poi abbiamo seguito un cursus honorum del tipoindossatrice” -” ballerina scarsa” – “presentatrice di poche parole”, risulteremmo così gradite da poter occupare le più confortevoli poltrone degli Organi istituzionali. Insomma, gli uomini che contano ci vogliono far capire che a noi non servono grandi doti da statista se in fondo dobbiamo interessarci solo del lato fashion della politica: andare in giro a fare shopping in auto blu! Guardate i parlamenti di tutto il mondo: pieni di donne. I presidenti? Tutte donne, con a fianco il loro first gentleman. Allora, dal momento che la parola femminismo è in disuso, che ne dite di “sisterhood”?

A few days ago, a young man said to me: “I thought that feminism was dead”. I replied that a thing can die when it has no sense anymore. But yeah, if we think about it, it’s anachronistic to talk of feminism, after all, the women have by now reached the same rights that men owned since eternity. We mustn’t fight anymore against domestic violence or find ourselves in the streets, beaten and forced into prostitution. So oldfashioned! Nowadays we can easily get into politics just by being “ models”, “crippled dancer” or “speachless tv host” and we can easily reach top positions inside Government Institutions.  In short, men think we don’t need great qualities as a statesman but we should be interested in the fashion side of politics: go shopping in limos at the expence of citizens!  After all, don’t we have dozens, hundreds of female leaders, chiefs of States, Prime Minister, congress women or senators with their first gentlemen? So, since feminism is out of fashion, what would you say about “sisterhood”?

Thank you so much Gabi, for your English hints!
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I CAVALLUCCI APPARATI

Vi è mai capitato di acquistare un paio di stivali un po’ diverso dal solito, una borsa particolare, un gioiello stravagante che pensavate di aver comprato solo voi nel giro di cinquecento chilometri? E invece, una sera, non un alieno proveniente da un’altra galassia, ma una persona che conoscete abbastanza bene (non abbastanza, evidentemente!) arriva sorridente al party di turno, dicendo che ha girato mari e monti per trovare proprio quell’accessorio identico al vostro! Alla faccia della casualità!
La mia amica Naty e io abbiamo fatto un patto: eviteremo come la peste quell’effetto che potremmo definire, in vernacolo partenopeo, dei “cavallucci apparati”, sì quelli che vedi alle corse di trotto, perfettamente identici nella bardatura. Infatti direi che nel mondo esistono due specie di umani: i solisti e i cavallucci apparati. Per chiarire: io voglio essere una solista, grazie.

Did you happen to buy a pair of boots a little different than usual, a particular bag, an extravagant jewel that you thought you were the only owners within five hundred kilometres? Instead, one night, not an alien from another galaxy, but a person you know quite well (not enough, evidently!), comes merrily at the party of the moment, saying that toured heaven and earth to find just that accessory identical to yours. So much for the chance! My friend Naty and I, well, we made a pact: we’ll try always to avoid, like the plague, that kind of effect which in dialect of Naples is called “cavallucci apparati” (paired horses), yes, those that you can see in the trotting races, perfectly identical in the harness. In fact, I believe that in the world exist two species of humans: the soloists and the paired horses. To clarify: I would like to be a soloist. Thanks.

Two paired musicians, solo violin and Sodini necklace on Burberry bag.

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THE IMPORTANCE OF BEING…BEAUTIFUL

Alcuni uomini sostengono che per stabilire se una donna sia veramente bella, bisognerebbe vederla al mattino senza trucco. Ma è proprio importante precisare l’entità della bellezza femminile, per poter decidere se una donna possa avere l’ardire di porsi al fianco di cotanto maschio? Proviamo un po’ a ribaltare questo antico costume che prescrive alla donna di essere luminosa, priva di occhiaie e senza imperfezioni anche dopo aver cercato invano di dormire, a causa di un treno a vapore che continuava imperterrito ad effettuare le fermate esattamente al suo fianco. Come si può rivoltare la questione, mi chiedete? Togliendo una buona volta i riflettori dalla donna e ragionando, care compagne di avventura, su quale possa essere, invece, il canone estetico della mascolina beltade. Capelli mori ed occhi verdi? O forse un fisico scolpito? Magari con qualche tatuaggio che fa anche un po’ savage! A pensarci bene, però, c’è un elemento che potrebbe essere preponderante sugli altri: senza pretendere di avere accanto l’uomo vitruviano di Leonardo, possiamo dire che, per stabilire se un uomo sia veramente bello, dovrebbe svegliarsi al mattino con il volto rilassato e sorridente e poi esclamare: “Tesoro, oggi ho deciso di regalarti una Chanel!”

Some men argue that to determine if a woman is really beautiful, you should see her in the morning with no makeup. But is it so important to clarify the extent of female beauty to decide if a woman can have the audacity to stay alongside of so much male? Let’s try a little to reverse this ancient tradition which obliges that woman to be bright, with no dark circles and imperfections even after she tried unsuccessfully to sleep, because of a steam train that continued undaunted to make the stops exactly at her side. How can we turn the situation, are you asking me? By moving the spotlight, for once, from the woman and reflecting, dear girls, companions of adventure, on what could be the aesthetic canon of the masculine beauty. Dark hair and green eyes? Or perhaps sculpted physique? Maybe with some tattoo that makes also a little savage!  But if we pay attention, there’s an element which could be dominant over others: without expecting to get near us the vitruvian man by Leonardo, we can say, in determining if a man is really handsome, that he should wake up in the morning with a smiling and relaxed face and then exclaim: “Treasure, today I’ve decided to give you a Chanel!”

Grazie ad Andrea, splendido modello.

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THE TRUTH IN THE PERFUME

Profumi. E’ un mondo incantato e delizioso, ma al contempo intricato e complicato da decifrare. Quante volte, sul luogo di lavoro, a scuola, al cinema o in un negozio abbiamo percepito la nostra essenza preferita addosso a qualcun altro? E la reazione qual è stata? Sì, ammettiamolo: di fastidio. Tuttavia, non possiamo mica pretendere di essere gli unici ad indossare una fragranza, soprattutto quando porta un nome talmente altisonante da toglierci subito quell’assurda pretesa di volerne essere i soli possessori sulla faccia della Terra!
Però, è pur vero che l’odore è un capitolo delicato, poiché l’olfatto è direttamente collegato al cervello così da trasportarci, immediatamente e senza menzogna, al profumo del muschio in un quel particolare bosco in inverno, al meraviglioso odore del cestino dell’asilo, all’acre sentore dei limoni acerbi nel giardino della nonna. Perciò dobbiamo scegliere con attenzione maniacale il nostro profumo per ogni stagione, di modo che, mescolandosi con l’odore della nostra pelle, vi si adatti e si coniughi ad essa al punto tale che, se un’altra persona lo indossasse, non lo riconosceremmo.

Perfume. It’s an enchanted and delicious world, but at the same time, intricate and complicated to decode. How many times, in the workplace, at school, at the cinema or in a shop have we smelled our favorite scent on someone else? And what was our reaction? Yes, let’s admit: annoyance. But, we can’t pretend to be the only ones to wear a fragrance, above all when it has such a pompous name that removes immediately our absurde claim of being the sole owners of it on the face of the Earth!
On the other hand, it’s true that the smell is a delicate chapter, because the olfaction is directly connected to the brain, in such a way that it carries us, immediately and with no lies, towards the smell of the moss in the winter woods, inside the wonderful scent of our kindergarten daypack, into the bitter smell of the lemons in the garden of our grandmother. For this reason we have to choose meticulously our perfume for every season, so it can mix and combine with the smell of our skin. In this way, even if another person wore our fragrance, we wouldn’t recognize it.

Ringraziamo la cortesia e la professionalità di Emanuele Burato che ci ha ospitato nella sua deliziosa boutique di fragranze artigianali “Terriaca” profumi d’autore, dove ho acquistato il mio Panama.
email: profumeria.terriaca@hotmail.it – Terriaca on facebook

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GOD SAVE THE TIGHTS!

“Oh, com’è démodé in inverno, con appena tre gradi sotto zero, indossare quegli orrendi collant velati, magari neri o peggio ancora color carne! No, è proprio fuori moda!”.
Ma chi l’ha inventata questa insana abitudine (no, dai, non chiamarla moda!) di uscire di casa alle intemperie, senza uno straccio di calza, soltanto perché non è trendy? Abbiamo forse dimenticato che questo prezioso e seducente accessorio femminile è testimone di una storia che partendo dalla consistenza della lana e del cotone giunge all’impalpabilità del nylon e della seta? Anche le calze hanno segnato le epoche. E ora mi volete far credere che sia giunto il momento di gettarle nel caminetto insieme alla legna di castagno?
Scusate, ma Sofia Loren non ci ha insegnato niente?
Abat-Jour, che soffondi la luce blu…

“How is démodé, in winter time, with only three degrees below zero, wear those horrible black tights or worse flesh-colored! No, it’s definetely out of fashion!”.
Well, who did invent that insane habit (no, please, don’t call it fashion!) to go out in the cold, without a rag of stocking, only because it’s not trendy? We have maybe forgotten that this precious and seductive garment is the witness of a history that starting from the texture of wool and cotton comes to intangibility of nylon and silk? Also the tights have marked the ages. And now, you would me to believe that the time has come to throw them in the fireplace with chestnut wood?
Sorry, but didn’t Sofia Loren teach us anything?
Abat-Jour, che soffondi la luce blu…

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BURBERRY GOES FORWARD

Lo ammetto: è uno dei miei brand preferiti e amo da sempre il suo classico check. La sfilata Womenswear SS 2013, nella solita cornice di Hyde Park, è stata come sempre appassionante sia per gli abiti proposti che per il messaggio retrostante. Io cerco di andare oltre, ovvero mi interessa capire come Cristopher Bailey per Burberry Prorsum veda la donna e quale modello femminile intenda presentare. Lo spettacolo si apre sulle note di musiche malinconiche e coinvolgenti: evanescenti figure, impavide e determinate, si susseguono nei loro abitini al ginocchio, corredati da deliziose cappette in satin e doctors’s bags trasparenti ( è una donna che non teme di mostrare! ), composte come l’andatura di chi le indossa. Il classico trench, da portare esclusivamente con i capelli costretti all’interno del bavero, si declina in varie fogge: diventa soprabito in pizzo di pelle, giacca con grandi maniche bombate o cappa media e lunga. Il cromatismo è elettrico e sfumato, basato su colori  che sembrano evidenziatori, in accostamenti del tutto arditi, senza rinunciare alla sobrietà dei beige e del bianco. Mio Dio, non c’è traccia di nero! L’assoluta novità è nella finitura metallica dei tessuti che si ritrova anche nelle zeppe dalla linea sottile e avvolgente: il giallo oro, assolutamente spettacolare. Resto affascinata, perché ritengo che, in un’epoca che fatica a trovare fiducia in se stessa, il marchio britannico abbia deciso di non volgersi al passato, ma abbia scelto di proiettarsi in avanti proponendo la donna futura.

I have to confess: it’s one of my favourite brands and I love its classic check. The runaway Womenswear SS 2013, in the usual frame of Hyde Park, was as always involving for both the clothes that proposed and the message behind. I try to go further, I mean I’m interested in understanding how Cristopher Bailey for Burberry Prorsum sees the woman and what female model he wants to propose. The show opens on notes of involving and melancholic music: evanescent ladies, fearless and dignified, follow one another in their knee dresses, accompanied by delicious little satin mantles and trasparent doctor’s bags (a woman who isn’t afraid to show!) , compound as the gait of the wearer. The classic trench, wearing only with the hair forced into the collar, comes in various shapes: it becomes lace of leather topcoat, coat with large rounded sleeves or mantle medium and long. The chromatism is electric and gradient, based on colors which look like markers, in bold combinations, without renouncing to sobriety of beige and white. Oh, my God, no black! An absolute innovation is the metallic finish of the fabrics that is also found in the wedges, thin and enveloping: the golden yellow, absolutely amazing. I remain fascinated, because I believe that, in an era struggling to find confidence in itself, the British brand has decided not to turn to the past, but it has chosen to push forward presenting the future woman.

LOOK FULL SHOW: Corsets and Capes – The Burberry Prorsum Womenswear Spring/Summer 2013 show, shot in London on Monday 17 September 2012

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TREND: MINI SHORTS

No, proprio non li sopporto! Gli shorts che si accorciano sempre di più, come a rivendicare una libertà femminile non ancora del tutto acquisita, mentre in realtà lasciano semplicemente intravedere le culottes de cheval. “Ma come sei “addietrata”! E la minigonna, allora?” Sì, ma quando Mary Quant inventò la minigonna fu una vera e propria rivoluzione, una provocazione che celava, neanche tanto segretamente, l’imposizione dell’universo femminile in una società androcentrica. Possiamo anche parlare degli hot pants degli anni Settanta: anch’essi erano provocatori, ma non venivano certo usati dalle donne comuni per andare a fare la spesa! Invece, oggi questo trend sembra quasi imporre i mini shorts come un capo da passeggio, con cui andare a scuola o a bere un caffè al bar, quando invece andrebbero usati al massimo in spiaggia o in discoteca. Per far valere le proprie idee non c’è bisogno di scoprire il sedere: è sufficiente mostrare i denti.
Ragazze, allungate un tantino quegli shorts o giuro che vado in giro con pezzi di stoffa, ago e filo dentro la mia Vuitton!

No, I can’t stand them! The shorts that shorten more and more, almost to claim a not yet reached female freedom while, in reality, let simply see the culottes de cheval. “You’re not up to date! And miniskirt than?” Yes, but when Mary Quant invented the miniskirt, that was a real revolution, a provocation that hid, not so secretely, the imposition of feminine in an androcentric society. We can also talk about the 70‘s hot pants: they were provocative, but were not used by women to go shopping! Instead, today this trend seems to impose the mini shorts as a walking dress, for going to school or drinking a coffee, when they should be used, at most, to go to the beach or at the disco. To assert your ideas, you don’t need to discover your bottom, but just show your teeth.
Girls, stretched a little those shorts or I swear I’m going around with fabric, needle and thread inside my Vuitton bag!

Thanks Natascia for making me a ride with your Vuitton!

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TENACIOUS FASHION: IT’S NOT STUFF FOR WOMEN


Le tendenze spuntano come fiori a primavera e si dissolvono come il sale rosa dell’Himalaya nella pentola d’acqua bollente. Ma la moda no. A tal proposito facevo una riflessione: nonostante aggiustamenti e rivisitazioni, il classico abito maschile mantiene la stessa foggia da più di duecento anni e la sua realizzazione ha determinato uno spartiacque tra la fine del Settecento ed i secoli successivi. Oscar Wilde, Arthur Rimbaud, Luigi Pirandello, Al Capone, John Kennedy, Frank Sinatra, Roberto Benigni (i nomi italiani sono preponderanti per ovvie ragioni di campanilismo) non possono forse essere accomunati dallo stesso abito? Caspita, è proprio una moda tenace! Forse ci dice che l’uomo, in fondo, è sempre lo stesso a differenza della donna la quale, tra gonne al ginocchio, minigonne, pantaloni a zampa, jeans attillati e shorts continua ad esprimere evoluzioni e cambiamenti che hanno del rivoluzionario!

Trends sprout like flowers in spring and dissolve like Himalaya salt in a pot of boiling water. Not the fashion. In this regard I was doing a consideration: despite adjustements and new interpretations, the classic men’s suit has kept the same shape for about two hundreds years, and its creation has determined a watershed between the eighteenth and the subsequent centuries. Oscar Wilde, Arthur Rimbaud, Luigi Pirandello, Al Capone, John Kennedy, Frank Sinatra, Roberto Benigni (italian names are preponderant for obvious reasons of localism): don’t you think they may perhaps be united by the same kind of dress? Oh, damn, such a tenacious fashion! Maybe this aspect of the question says that the man, all in all, is always the same, unlike the woman who, between mini skirts, zampa jeans, skinny and shorts, continues to express evolutions and changes which have something of revolutionary!

Old family photos on Borsalino hats.

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FINALLY THE TABLES ARE STARTING TO TURN…

Sono un tipo uditivo e mi colpiscono più le parole che le immagini. Tuttavia, mentre sfogliavo l’inserto di Vogue del mese di settembre, sono rimasta colpita dalle foto di Peter Lindbergh per il servizio che vede Milla Jovovich, in abiti haute couture, protagonista di una serie di scatti che definirei quanto meno eloquenti. In un ipotetico teatro (della vita), un’eroina senza tempo sorregge cartelli di protesta, insieme a uomini e donne che danno l’idea di essere redivivi membri di una sorta di Carboneria. Il parallelismo simbolico con i tempi odierni è immediato: ormai i popoli rivendicano benessere, ridistribuzione della ricchezza, effettiva possibilità di espressione del proprio potenziale. Ma se da un lato la continua ed incessante richiesta di moderazione, accettazione e sacrificio rischia di uccidere gli spiriti fragili, d’altro canto potrebbe accendere fuochi in coloro che siano poco propensi a soccombere.
Fotografia e alta moda: un’arte che ne ritrae un’altra. Ma l’arte può davvero cambiare il mondo?

I’m an auditive person and the words attract me more than images. But, while I was reading the insert of september Vogue, I was impressed from the fotoshoot that Peter Lindbergh realized with Milla Jovovich, in haute couture dresses, protagonist of a series of shots that I consider eloquent. In an hypothetical theatre (of life), a timeless heroine holds protest signs, with men and women who seem to be revived members of Carboneria (secret italian society of the nineteenth century). The symbolic parallelism with today’s times is immediate: people claim welfare, redistribution of wealth, effective possibility to express their potential. But, if on the one hand, the incessant demand for moderation, acceptance and sacrifice risks to kill fragile spirits, on the other hand, it could set fires in those who don’t want to succumb.
Photography and fashion: an art that represents an other. But, can art really change the world?

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