MELTIN POT

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E’ mai possibile che, da un po’ di anni a questa parte, la moda sia sempre un “ritorno”? La genialità è davvero così improbabile che la speranza di inventare qualcosa di nuovo dovremo riporla negli alieni? Questo mese, assieme alle riviste di moda più blasonate, c’è l’allegato sulle sfilate della stagione F/W 2015-16. Ok, posso investire qualche soldo, con l’aspettativa che, oltre alla massiccia panoramica pubblicitaria, forse ci sarà qualcosa di interessate, novità magari. Ma guarda… quest’inverno saranno di moda contemporaneamente gli stili anni ’40, ’50 e ’60. E gli anni ’70, no? La tragedia si profila all’orizzonte della mia immaginazione, poiché ho appena acquistato un paio di jeans Zara, limited edition, tribute ‘70s, vita altissima e zampa. Guardo meglio… ma non c’è proprio traccia di hippies su questa rivista? New kilt, militare, gitana, aviator. No, niente. Aspetta un momento… leggo “patchwork”. Non vale? A parte il fatto che alla lista manca proprio quello che fa al caso mio, ma non saranno troppe queste tendenze? Insomma, nei decenni passati, stili estremamente codificati, specifici, quasi rigidi non rappresentavano tanto un obbligo di sottomissione al trend, ma erano la risultante di un’avanguardia culturale, sociale, artistica. Ecco perché, se negli anni Ottanta ti avessero visto camminare per strada con una camicia dai collettoni tipici del decennio precedente, ti avrebbero esposto al pubblico ludibrio. Perché eri fuori contesto, un tradizionalista, un conservatore. Se, invece, oggi ti azzardassi ad uscire abbigliato con il tendaggio del salone, nessuno quasi se ne accorgerebbe. Una società senza fermenti, dove non c’è traccia di protesta e quindi di nessun codice di moda che la cavalchi? Ma sì, vestitevi come volete e divertitevi. Va tutto bene.

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Is it really possible that, from a bit’ of years, fashion is always a “return”? Is genius really unlikely that we have to hope in the aliens for inventing something new? This month, with the most important fashion magazines, there is the journal of the Fall/Winter 2015-16 fashion shows. Ok, I can invest my money with the expectation that I will find not only a lot of advertisement, but something interesting, maybe new stuff. Look… these winter trends will be, at the same time, ’40s, ’50s and ’60s inspired. Not the ’70s? Tragedy looms on the horizon of my imagination, because I’ve just bought a pair of Zara jeans, limited edition, 70s tribute, high waist and flared. I look better… no track of hippies on this magazine? New kilt, military, gipsy, aviator. Nothing. Wait a minute… I read “patchwork”. Is it not fair? I understand that I won’t find what I need, but aren’t these trends too many? In fact, during the past years, the styles were precise, extremely coded and almost rigid, and they did not represent an obligation to submission to a trend, but they were the results of a cultural, social and artistic avant-garde. This is the reason why in the Eighties, if you had walked on the street wearing a shirt with big collars, typical of the previous decade, they would have exposed you to public ridicule. Yes, because you would have been out of the context, a traditionalist and conservative. But nowadays, if you had the courage to wear the living room curtain, nobody would notice it. Is this a society without ferments, where there’s no trace of protest and so no fashion code that represents it? In this case, let’s wear what we want and let’s have fun. Everything is ok.

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