Oroscopo di fine saldi. (For italian girls!)

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Ariete: tenete a bada la vostra impulsività, contando fino a dieci prima di acquistare l’ennesimo vestitino frou frou. Guardate bene nell’armadio: sicuramente ne spunteranno fuori una decina che avevate dimenticato di possedere.
Toro: la vostra testardaggine vi porta ad indossare sempre lo stesso outfit. La parola d’ordine è: rinnovare. Affidatevi ai preziosi consigli delle vostre amiche. Ho esagerato, stavolta?
Gemelli: siete dei geni e questo lo si sa. Ma se continuate a pensare, in maniera circolare e compulsiva, di acquistare o meno il vestitino rosso di Diesel, andrà a finire che poi lo compreranno quelle dell’Ariete.
Cancro: siete le persone più adatte ad accompagnare le amiche ad una sessione di shopping. Anche se non comprate nulla, gente con il senso dell’orientamento serve sempre.
Leone: dopo aver riorganizzato cento volte i cassetti e gli armadi, siete pronte per la ricerca sul campo di tutto ciò che avete minuziosamente cercato online. Forza e coraggio!
Vergine: Il vostro spiccato senso critico deve essere tenuto a freno, soprattutto se accompagnate le amiche allo store di Jimmy Choo. Rischiate di beccarvi uno stiletto in fronte! Invece, pensate a comprare qualcosa per rinverdire il guardaroba!
Bilancia: vincete la vostra pigrizia e gettatevi nella mischia dei torridi saldi estivi per acciuffare qualche jeans a buon prezzo. Passata la voglia, eh?
Scorpione: non fatevi prendere dal raptus di andare a svaligiare Intimissimi. Va bene che bisogna essere sexy, ma non esiste solo l’underwear!
Sagittario: se volete comprare qualcosa di interessante durante questi saldi, avventuratevi da sole. Altrimenti, come al solito, va a finire che distratte dalle chiacchiere delle amiche, tornerete a casa solo con un paio di calzini.
Capricorno: non disperate prima del tempo, troverete anche voi un abitino di Dolce e Gabbana scontato dell’ottanta per cento. Meno pessimismo e più azione!
Acquario: Soffocando il vostro altruismo, imparerete a non cedere alla tizia, imbucata nel gruppo storico dello shopping, il baby doll che aveva visto dopo di voi. Lo shopping è sacro: si fa solo con le vere amiche.
Pesci: Prima di iniziare, fate la lista dei negozi da visitare, per non rischiare di girare in tondo come un pesciolino rosso nella palla di vetro. E comunque, state tranquille, minigonne e minishorts sono sempre di moda.

Still Summer
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SI, VIAGGIARE!

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London Calling: e allora mi godo la sfilata di Burberry Prorsum uomo S/S 2015, nella solita meravigliosa cornice di Hyde Park. La malinconica esibizione di Benjamin Clementine, nel suo cappotto da clochard, fa da sottofondo a una passerella ispirata al grande viaggiatore britannico Bruce Chatwin. Ma invece delle moleskine i modelli, efebici e sottili, portano grossi album e grandi cartelle. Colori inusuali e, quasi in antitesi, sneakers dai toni sgargianti. Pantaloni a zompafosso, giacche sovrapposte, lunghe sciarpe svolazzanti e un cappello alla Sampey che copre fronte e occhi, così da non doversi preoccupare di ciò che accade intorno. L’uomo dei nostri tempi: il viaggiatore contemporaneo, che non vuole guardare il paesaggio, ma restare ripiegato su se stesso. Donne, abbiamo un problema…

London Calling: so I enjoy the Burberry Prorsum Menswear SS 2015 show, in the usual amazing frame of Hyde Park. The sad performance of Benjamin Clementine, in his clochard coat, does the soundtrack to the catwalk inspired to the great british traveller Bruce Chatwin. But instead of moleskine, the thin e feminine models bring big notebooks and great bags. Unusual colors and, almost in antithesis, sneakers in full tonalities. Short ankle trousers, overlaps of jackets, long scarves and hats Sampey style, that cover forehead and eyes so nobody has to worry about what happens around. The man of today: a contemporary traveller, who doesn’t want to look the landscape, but stay folded on himself. We have a problem, girls…

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SOVRAPPOSIZIONI – OVERLAPS

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Le parole sussurrate dagli innamorati mentre si baciano. La millefoglie con crema di nocciole e chantilly. Due corpi attratti da una passione incontenibile. La mano di un amico sulla spalla. Le voci dei familiari durante il pranzo domenicale. Il fondotinta, il blush e l’illuminante. I pensieri inquieti che vagano nel flusso di coscienza. I ricordi. Le nuvole che fanno divertire i bambini con lo spettacolo delle figure in evoluzione. Le canotte a contrasto su un reggiseno di pizzo nero.

Words that lovers say while they kiss. Millefoglie cake with nuts cream and chantilly. Two bodies attracted from an unstoppable passion. The hand of a friend on the shoulder. The voices of the relatives during the sunday lunch. Foundation, blush and lighter. Restless thoughts that wander in the stream of consciousness. Memories. The clouds that make the children happy with their show of images in evolution. A tank top over another, on a black lace bra.

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FELPA. WHY NOT?

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Odore di banchi di scuola e di tute da ginnastica anni Ottanta. Corsi e ricorsi storici: la felpa. Se dieci anni fa qualcuno mi avesse detto: “Con la gonna al ginocchio e i tacchi a spillo, mettiti una bella felpa!” avrei chiamato l’esorcista. Invece è la tendenza del momento! Sinceramente? Mi piace. Perché sono una fautrice del contrasto: dell’eleganza stemperata dalla casualità; del jeans, giacca, cravatta e sneakers; del rock misto al pop. Dopotutto in ognuno di noi c’è una doppia personalità: se la bimbetta tenera avesse la giusta occasione diventerebbe una femme fatale; il classico bravo ragazzo con una buona ispirazione si trasformerebbe in Christian Grey e persino Giobbe perderebbe la pazienza se sentisse il ragazzino che sta suonando la tromba al piano di sotto!

Smell of school desks and tracksuits of the 80’s. The history returns: the sweatshirt. If someone ten years ago had told me :”Put a sweatshirt with your pencil skirt and heels!” I’d have called the exorcist. But it’s the trend of the moment. Should I be sincere? I like it! Because I love the contrasts: the elegance tempered by the randomness; jeans, jacket, tie and sneakers; rock mixed with pop. In the end we all have a double personality: if the tender baby had a good occasion would be a femme fatale, the classic good fellow with the right inspiration would turn into a Christian Grey and even Job would loose his patience if he listened the boy playing the trumpet right now downstairs!

Felpa Max&Co - Sneakers Converse

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I’M IRRESISTIBLE! YEAH!

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Come affermava Marcel Proust nella Recherche: “Le attrattive della donna che passa sono generalmente in rapporto diretto con la rapidità del passaggio”. Moda, moda e ancora moda, ma purtroppo senza uno straccio di stile. E allora le vedi, a volte, le fedelissime dell’ultima tendenza con addosso, nello stesso momento, pitoni, ghepardi, lucertole, visoni e – perché non osare ancora un po’? – fiocchi, mega-collane e tacchi quattordici. Però tutto di marca eh! Obiettivo? Attirare l’attenzione per sentirsi irresistibili. Sfatiamole queste certezze: qui non si può parlare di bellezza, ma di esagerazione. Capite, non si può fare a meno di restare a bocca aperta davanti a un clown che, appena uscito dal circo, passeggia per la strada. E così, tutti quegli sguardi, accompagnati da fischi da marinaio o da grandi sorrisi possono essere tradotti in un “ma come ti sei vestita?”. Non demordete? Il vostro obiettivo è l’esibizionismo? Allora sappiate che le vostre attrattive durano quanto il vostro passaggio.
Non sarebbe il caso di investire su un’enciclopedia dello zen piuttosto che in vestiti?

Marcel Proust in the Recherche says “ The charms of a passing woman are usually in direct relation to the speed of the passing”. Fashion, fashion and fashion again, but without a shred of style. And then, you can see them, the last trend’s fanatics, wearing pythons, cheetahs, lizards, minks and – why don’t you dare more? – ribbons, big necklaces and 6 inches high heels. But all clothes of the best brands, you know…! The goal? Draw the attention for feeling irresistible. Let’s debunk these certainties: here we aren’t talking of beauty, but about exageration.You see, you can’t avoid to watch a clown that has just gotten out of the circus and is walking in the street. So, all those glances, whistlings of sailor or big smiles mean: “how the hell are you dressed?”. Don’t you give up? Then you have to know that your charms is in direct relation to the speed of your passing.
What about to invest on a zen encyclopedia, rather than in clothes?

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WOMAN’S DAY TO REMEMBER ONE BILLION RISING

Fiore di Mimosa

In occasione della Festa della donna vorrei rinnovare il sentimento scatenato dal recente One billion rising, giusto per non fare come dice il proverbio: “Passata la festa, gabbato lo santo”. Sarà per questo che è stato scelto il giorno di San Valentino per celebrare l’evento? La ricorrenza che dovrebbe unire uomini e donne in un sodalizio d’amore è apparsa particolarmente significativa per sottolineare un inquietante fenomeno: un miliardo di donne è assurdamente vittima di violenza. La danza allegorica nel flash mob globale del 14 febbraio 2013 ha voluto trasmettere alle donne, con empatia universale, una risolutiva forza per spezzare definitivamente la catena degli abusi perpetrati ai loro danni, ma anche ricordare agli uomini che quelle donne stuprate, abusate, mutilate sono le loro mogli, fidanzate, madri e sorelle. E allora, se è pur nobile il fine di unire uomini e donne in un abbraccio solidale, è giusto anche rendere giustizia a quelle urla femminili inascoltate. Il miliardo di uomini violentatori merita una condanna, senza appello. Auguri donne.

On the occasion of Woman’s Day I would like to renew the feeling  aroused by the recent One billion rising, because we mustn’t do like the italian proverb says: “Passata la festa gabbato lo santo” (once the party is over you forget about the saint). Is this the reason, maybe, to blow up the event on (Saint) Valentine’s Day? On the occasion that should keep together men and women in a fellowship of love, what better time to remember an absurd phenomenon: one billion women is victim of violence. An allegoric dance in the global flash mob, on the 13th of february, to give women, with an universal emphaty, a resolute strenght to say “no” forever to the abuses against them, but also to remind men that those abused women are their wives, girlfriends, mothers and sisters. So, if it’s noble the aim to join men and women in an embrace of solidarity, it is also important to do justice to the  female screams unheard. The billion violent men deserve a sentence, with no appeal. Best wishes to all women.

Mimosa is the italian symbol of Woman’s Day from 1946.

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FIFTY SHADES. AND THEN?

FASHIONISSERIOUS_FIFTY_SHADESE’ un po’ come per Berlusconi: nonostante fosse al governo, non si riusciva a trovare uno che l’avesse votato neanche a pagarlo oro. “Cinquanta Sfumature di grigio”: bestseller mondiale, ma pare che nessuno l’abbia letto; invece chi lo ha fatto, per sbaglio s’intende, si affretta a giudicarlo un libro di infima categoria, giusto per non perdere la propria allure da intellettuale. Comunque, dal momento che l’Indice dei libri proibiti è stato smantellato ormai da qualche secolo, ho vinto il mio complesso di superiorità e, dietro le insistenze di Naty – che è stata la prima a fare la fila da Feltrinelli, sgomitando per accaparrarsi la prima copia – ho letto tutta la trilogia in Inglese. Sicuramente il mio vocabolario di base ne ha giovato, ma riguardo alla storia, che dire? Un po’ Armony per la leggerezza del contenuto e un po’ Erica Jong per le esplicite descrizioni erotiche; va bene per fare quattro chiacchiere con le amiche, tipo Sex and the City, non di certo per incrementare il nostro bagaglio letterario. Ebbene sì, la materia non è profonda ed edificante, il linguaggio non è aulico ed illustre, ma si è trasportati nella dimensione del sogno ad occhi aperti, della fantasia piccante, tipiche di una post-adolescenza alla quale ognuno di noi, nonostante i brufoli, vorrebbe tornare. Pare che alcune librerie in Florida si siano rifiutate di venderlo per il suo contenuto osceno. Addirittura! Cosa dire a questi novelli Savonarola, fustigatori dei costumi dei nostri tempi, preoccupati che possano venir corrotti gli animi sensibili e delicati di questa generazione? Evitando di investire di troppe responsabilità un libro che non ha alcuna intenzione di ergersi a premio Nobel, cerchiamo di sentirci liberi di leggere ciò che più ci aggrada, senza doverne rendere conto a nessuno, né tantomeno ai censori, che farebbero meglio a scandalizzarsi per ben altri motivi. Quali? Basta uscire di casa ogni giorno per trovare almeno Cinquanta ragioni… chiare.

It’s a bit like the story about Berlusconi: he was at the Govern, but you couldn’t find anyone who had voted him, even to pay gold. “Fifty shades of grey”: bestseller in the world, but it seems that nobody has read it and if someone did it, by mistake of course, judges it an awful book, for fear to loose his intellectual allure. However, since the Index of Prohibited books was dismantled already for some centuries, I won my superiority complex and, behind the insistence of Naty – who was the first to wait in line at Feltrinelli, elbowing to grab the first copy – I read the whole trilogy in English. Definitely my basic vocabulary has improved (or not?), but what to say about the story? It’s a little Armony for the lightness of the theme, and a little Erica Jong for the explicit erotic descriptions; it’s okay for doing four chats with the friends, like Sex and the City, not really to increase our literary heritage. Oh yes, the subject is not deep nor edifying, the language is not noble and illustrious, but we are transported in the dimension of the daydream and of the spicy reveries, tipical of the post-adolescence where each of us, despite the pimples, would like to return. It seems that some bookshops in the U.S. refused to sell it for its obscene content. Really? What can we say to these new Savonarola, scourgers of costumes of our times, so worried about the corruption of the souls of this generation? Without give too responsability to a book that doesn’t want to become a Nobel, we have to feel free to read what we want, with no fear to be judged by anyone, above all by the censors, who would do better if they scandalized for other reasons. Which ones? It’s sufficient to get out from our home for finding at least Fifty reasons… clear.

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PRO-REALBEAUTY

L’“urlo nero” è giunto da Vogue Italia, il primo occhio sulla moda, che presenta una petizione per sconfiggere i mali di questo tempo: anoressia e bulimia, oggi sbandierate, addirittura, come delle “filosofie di vita”. Da chi? Da inquietanti siti pro-ana e pro-mia che propongono una battaglia contro la consistenza del corpo, allo scopo di raggiungere una bellezza che è soltanto un concetto distorto dalla trappola della mente. Il fenomeno è però troppo vasto per poter essere considerato soltanto un disturbo personale, con il rischio di far sentire colpevole chi ne soffre. La bellezza non è semplicemente un valore universale e neanche solo un gusto soggettivo. Come la penso io? E’ anche un canone sociale. La società ci vuole giovani, carine, ma remissive e condiscendenti, pronte a lavorare a testa bassa dimenticando che, in realtà, abbiamo anche noi dei diritti da rivendicare. Ed eccolo lì, davanti a tutti, il modello da emulare: una esile, tentennante e inconsistente donna, smagrita fino alle ossa e troppo debole per imporsi. Siamo pronte a dire “no” o preferiamo optare per il rinunciatario annullamento del corpo, inseguendo una magrezza scheletrica che non ha niente a che vedere con la bellezza? Perché la bellezza è il risultato di un connubio tra l’amore per il proprio corpo e la cura costante del nostro carattere. Chi fabbrica icone cominci a pensare che è giunto il momento di proporre una donna forte, in forma, determinata e positiva. Altrimenti, forse è giunto il momento di costruircela da sole.

The “black shout” has come from Vogue Italy, the first sight on fashion, that submits a petition to defeat the evils of our time: anorexia and bulimia, today touted as philosophies of life. By whom? By disturbing sites pro-ana and pro-mia that propose a battle against the body consistency, for reaching a beauty which is only a distorted view of the trap of the mind. But the phenomenon is too wide to consider it just an individual disorder, with the risk to make feel responsible the people who suffer of it. Beauty is not simply an universal value and neither a personal taste. What’s my opinion? It’s also a social canon. The society wants us to be young, pretty, submissive and amenable, ready to work in silence forgetting that we have, in reality, rights to be defended. And here it is, in front of us, the model to emulate: a thin, hesitant and inconsistent woman, shrunken till the bone and too weak to impose herself. Are we ready to say “no” or do we prefer choosing a renouncer canceling of the body, chasing a skeletal thinness that is not the beauty? Because the beauty is the result of an union between love of our body and costant care of our nature. Those who make icons have to begin to think that it’s right to propose a model of a strong, fit, positive woman. Otherwise, perhaps time has come to built it by ourselves.

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MAKEUP…. MIO AMORE!

Che cosa c’è di più meraviglioso del makeup? Ciprie, gloss, ombretti, matite sono in grado di trasformare una donna da Piccola Fiammiferaia a Biancaneve. Se fino a qualche anno fa i makeup artist apparivano come una sorta di sacerdoti, custodi dei segreti del trucco, oggi l’esplosione di tutorial su Youtube ha svelato i misteri della sfumatura, lasciando i truccatori con un palmo di naso e con qualche euro in meno. Chi ci ha guadagnato è l’industria cosmetica che sforna, come fossero biscotti, palette di ombretti dalle texture sempre più impalpabili e vellutate, rossetti dal finish brillante, capaci di restare inalterati sulle labbra per una settimana intera, smalti dalle tonalità ardite che per consumarne una boccetta non ti basta una vita. Purtroppo, la mia innata vanità non mi permette di resistere troppo a lungo alle novità del paese dei balocchi. Diciamo, però, che ancora non sono impazzita del tutto e che la mia proverbiale tirchieria mi frena dall’eccedere in acquisti frequenti o, peggio ancora, inutili. Ultima concessione è stata la nuova tinta per labbra di Yves Saint Laurent. Che dire? La indossi la mattina, bevi due o tre caffè, a pranzo mangi spaghetti all’amatriciana, la sera gusti una bella coda alla vaccinara e il rossetto è sempre lì, presente ed ostinato. Un po’ come tuo marito!

Is there anything more amazing than makeup? Powders, lipglosses, eyeshadows, pencils can turn a woman from Little Match Girl to Snow White. If until a few years ago the makeup artists seemed to be like priests, keepers of the secrets of make up, nowadays, the explosion of tutorials on Youtube has revealed the misteries of shade, leaving the makeup experts with egg on the face and some dollars less. Those who have gained more are the cosmetics brands which have churned out, as if they were cookies, palettes of fine and velvety eyshadows, bright lipsticks that can be stay fixed on the lips for a whole week, nail polishes in bold colors, that you need a lifetime to consume them. Unfortunately, my innate vanity does not allow me to resist so long: I have to possess the new product of Toyland. However, I’m not still completely mad and, moreover, my proverbial greed holding me back in buying things, above all if I don’t really need them. The last product of makeup I’ve bought is the Yves Saint Laurent glossy stain. What can I say? You can wear it in the morning, drink two or three coffees, eat spaghetti all’amatriciana for lunch, coda alla vaccinara for dinner and your lipstick is always there, present and obstinate. A bit as your husband!

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SISTERHOOD INSTEAD OF FEMINISM?

Qualche giorno fa un ragazzo mi dice: “Pensavo che il femminismo fosse morto”. Gli rispondo che una cosa può morire quando non ha più motivo di esistere. Ma sì, pensandoci bene, è proprio anacronistico parlare di femminismo, dopotutto le donne hanno ormai raggiunto quei diritti umani e civili, riservati dall’eternità soltanto agli uomini. Mica dobbiamo ancora lottare contro la violenza domestica oppure ritrovarci per strada, picchiate e costrette a prostituirci! Sono cose ormai superate! Inoltre noi donne, oggi giorno, possiamo facilmente entrare in politica e, se poi abbiamo seguito un cursus honorum del tipoindossatrice” -” ballerina scarsa” – “presentatrice di poche parole”, risulteremmo così gradite da poter occupare le più confortevoli poltrone degli Organi istituzionali. Insomma, gli uomini che contano ci vogliono far capire che a noi non servono grandi doti da statista se in fondo dobbiamo interessarci solo del lato fashion della politica: andare in giro a fare shopping in auto blu! Guardate i parlamenti di tutto il mondo: pieni di donne. I presidenti? Tutte donne, con a fianco il loro first gentleman. Allora, dal momento che la parola femminismo è in disuso, che ne dite di “sisterhood”?

A few days ago, a young man said to me: “I thought that feminism was dead”. I replied that a thing can die when it has no sense anymore. But yeah, if we think about it, it’s anachronistic to talk of feminism, after all, the women have by now reached the same rights that men owned since eternity. We mustn’t fight anymore against domestic violence or find ourselves in the streets, beaten and forced into prostitution. So oldfashioned! Nowadays we can easily get into politics just by being “ models”, “crippled dancer” or “speachless tv host” and we can easily reach top positions inside Government Institutions.  In short, men think we don’t need great qualities as a statesman but we should be interested in the fashion side of politics: go shopping in limos at the expence of citizens!  After all, don’t we have dozens, hundreds of female leaders, chiefs of States, Prime Minister, congress women or senators with their first gentlemen? So, since feminism is out of fashion, what would you say about “sisterhood”?

Thank you so much Gabi, for your English hints!
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