I’M IRRESISTIBLE! YEAH!

FS_20130811_ZEN

Come affermava Marcel Proust nella Recherche: “Le attrattive della donna che passa sono generalmente in rapporto diretto con la rapidità del passaggio”. Moda, moda e ancora moda, ma purtroppo senza uno straccio di stile. E allora le vedi, a volte, le fedelissime dell’ultima tendenza con addosso, nello stesso momento, pitoni, ghepardi, lucertole, visoni e – perché non osare ancora un po’? – fiocchi, mega-collane e tacchi quattordici. Però tutto di marca eh! Obiettivo? Attirare l’attenzione per sentirsi irresistibili. Sfatiamole queste certezze: qui non si può parlare di bellezza, ma di esagerazione. Capite, non si può fare a meno di restare a bocca aperta davanti a un clown che, appena uscito dal circo, passeggia per la strada. E così, tutti quegli sguardi, accompagnati da fischi da marinaio o da grandi sorrisi possono essere tradotti in un “ma come ti sei vestita?”. Non demordete? Il vostro obiettivo è l’esibizionismo? Allora sappiate che le vostre attrattive durano quanto il vostro passaggio.
Non sarebbe il caso di investire su un’enciclopedia dello zen piuttosto che in vestiti?

Marcel Proust in the Recherche says “ The charms of a passing woman are usually in direct relation to the speed of the passing”. Fashion, fashion and fashion again, but without a shred of style. And then, you can see them, the last trend’s fanatics, wearing pythons, cheetahs, lizards, minks and – why don’t you dare more? – ribbons, big necklaces and 6 inches high heels. But all clothes of the best brands, you know…! The goal? Draw the attention for feeling irresistible. Let’s debunk these certainties: here we aren’t talking of beauty, but about exageration.You see, you can’t avoid to watch a clown that has just gotten out of the circus and is walking in the street. So, all those glances, whistlings of sailor or big smiles mean: “how the hell are you dressed?”. Don’t you give up? Then you have to know that your charms is in direct relation to the speed of your passing.
What about to invest on a zen encyclopedia, rather than in clothes?

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WOMAN’S DAY TO REMEMBER ONE BILLION RISING

Fiore di Mimosa

In occasione della Festa della donna vorrei rinnovare il sentimento scatenato dal recente One billion rising, giusto per non fare come dice il proverbio: “Passata la festa, gabbato lo santo”. Sarà per questo che è stato scelto il giorno di San Valentino per celebrare l’evento? La ricorrenza che dovrebbe unire uomini e donne in un sodalizio d’amore è apparsa particolarmente significativa per sottolineare un inquietante fenomeno: un miliardo di donne è assurdamente vittima di violenza. La danza allegorica nel flash mob globale del 14 febbraio 2013 ha voluto trasmettere alle donne, con empatia universale, una risolutiva forza per spezzare definitivamente la catena degli abusi perpetrati ai loro danni, ma anche ricordare agli uomini che quelle donne stuprate, abusate, mutilate sono le loro mogli, fidanzate, madri e sorelle. E allora, se è pur nobile il fine di unire uomini e donne in un abbraccio solidale, è giusto anche rendere giustizia a quelle urla femminili inascoltate. Il miliardo di uomini violentatori merita una condanna, senza appello. Auguri donne.

On the occasion of Woman’s Day I would like to renew the feeling  aroused by the recent One billion rising, because we mustn’t do like the italian proverb says: “Passata la festa gabbato lo santo” (once the party is over you forget about the saint). Is this the reason, maybe, to blow up the event on (Saint) Valentine’s Day? On the occasion that should keep together men and women in a fellowship of love, what better time to remember an absurd phenomenon: one billion women is victim of violence. An allegoric dance in the global flash mob, on the 13th of february, to give women, with an universal emphaty, a resolute strenght to say “no” forever to the abuses against them, but also to remind men that those abused women are their wives, girlfriends, mothers and sisters. So, if it’s noble the aim to join men and women in an embrace of solidarity, it is also important to do justice to the  female screams unheard. The billion violent men deserve a sentence, with no appeal. Best wishes to all women.

Mimosa is the italian symbol of Woman’s Day from 1946.

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FIFTY SHADES. AND THEN?

FASHIONISSERIOUS_FIFTY_SHADESE’ un po’ come per Berlusconi: nonostante fosse al governo, non si riusciva a trovare uno che l’avesse votato neanche a pagarlo oro. “Cinquanta Sfumature di grigio”: bestseller mondiale, ma pare che nessuno l’abbia letto; invece chi lo ha fatto, per sbaglio s’intende, si affretta a giudicarlo un libro di infima categoria, giusto per non perdere la propria allure da intellettuale. Comunque, dal momento che l’Indice dei libri proibiti è stato smantellato ormai da qualche secolo, ho vinto il mio complesso di superiorità e, dietro le insistenze di Naty – che è stata la prima a fare la fila da Feltrinelli, sgomitando per accaparrarsi la prima copia – ho letto tutta la trilogia in Inglese. Sicuramente il mio vocabolario di base ne ha giovato, ma riguardo alla storia, che dire? Un po’ Armony per la leggerezza del contenuto e un po’ Erica Jong per le esplicite descrizioni erotiche; va bene per fare quattro chiacchiere con le amiche, tipo Sex and the City, non di certo per incrementare il nostro bagaglio letterario. Ebbene sì, la materia non è profonda ed edificante, il linguaggio non è aulico ed illustre, ma si è trasportati nella dimensione del sogno ad occhi aperti, della fantasia piccante, tipiche di una post-adolescenza alla quale ognuno di noi, nonostante i brufoli, vorrebbe tornare. Pare che alcune librerie in Florida si siano rifiutate di venderlo per il suo contenuto osceno. Addirittura! Cosa dire a questi novelli Savonarola, fustigatori dei costumi dei nostri tempi, preoccupati che possano venir corrotti gli animi sensibili e delicati di questa generazione? Evitando di investire di troppe responsabilità un libro che non ha alcuna intenzione di ergersi a premio Nobel, cerchiamo di sentirci liberi di leggere ciò che più ci aggrada, senza doverne rendere conto a nessuno, né tantomeno ai censori, che farebbero meglio a scandalizzarsi per ben altri motivi. Quali? Basta uscire di casa ogni giorno per trovare almeno Cinquanta ragioni… chiare.

It’s a bit like the story about Berlusconi: he was at the Govern, but you couldn’t find anyone who had voted him, even to pay gold. “Fifty shades of grey”: bestseller in the world, but it seems that nobody has read it and if someone did it, by mistake of course, judges it an awful book, for fear to loose his intellectual allure. However, since the Index of Prohibited books was dismantled already for some centuries, I won my superiority complex and, behind the insistence of Naty – who was the first to wait in line at Feltrinelli, elbowing to grab the first copy – I read the whole trilogy in English. Definitely my basic vocabulary has improved (or not?), but what to say about the story? It’s a little Armony for the lightness of the theme, and a little Erica Jong for the explicit erotic descriptions; it’s okay for doing four chats with the friends, like Sex and the City, not really to increase our literary heritage. Oh yes, the subject is not deep nor edifying, the language is not noble and illustrious, but we are transported in the dimension of the daydream and of the spicy reveries, tipical of the post-adolescence where each of us, despite the pimples, would like to return. It seems that some bookshops in the U.S. refused to sell it for its obscene content. Really? What can we say to these new Savonarola, scourgers of costumes of our times, so worried about the corruption of the souls of this generation? Without give too responsability to a book that doesn’t want to become a Nobel, we have to feel free to read what we want, with no fear to be judged by anyone, above all by the censors, who would do better if they scandalized for other reasons. Which ones? It’s sufficient to get out from our home for finding at least Fifty reasons… clear.

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PRO-REALBEAUTY

L’“urlo nero” è giunto da Vogue Italia, il primo occhio sulla moda, che presenta una petizione per sconfiggere i mali di questo tempo: anoressia e bulimia, oggi sbandierate, addirittura, come delle “filosofie di vita”. Da chi? Da inquietanti siti pro-ana e pro-mia che propongono una battaglia contro la consistenza del corpo, allo scopo di raggiungere una bellezza che è soltanto un concetto distorto dalla trappola della mente. Il fenomeno è però troppo vasto per poter essere considerato soltanto un disturbo personale, con il rischio di far sentire colpevole chi ne soffre. La bellezza non è semplicemente un valore universale e neanche solo un gusto soggettivo. Come la penso io? E’ anche un canone sociale. La società ci vuole giovani, carine, ma remissive e condiscendenti, pronte a lavorare a testa bassa dimenticando che, in realtà, abbiamo anche noi dei diritti da rivendicare. Ed eccolo lì, davanti a tutti, il modello da emulare: una esile, tentennante e inconsistente donna, smagrita fino alle ossa e troppo debole per imporsi. Siamo pronte a dire “no” o preferiamo optare per il rinunciatario annullamento del corpo, inseguendo una magrezza scheletrica che non ha niente a che vedere con la bellezza? Perché la bellezza è il risultato di un connubio tra l’amore per il proprio corpo e la cura costante del nostro carattere. Chi fabbrica icone cominci a pensare che è giunto il momento di proporre una donna forte, in forma, determinata e positiva. Altrimenti, forse è giunto il momento di costruircela da sole.

The “black shout” has come from Vogue Italy, the first sight on fashion, that submits a petition to defeat the evils of our time: anorexia and bulimia, today touted as philosophies of life. By whom? By disturbing sites pro-ana and pro-mia that propose a battle against the body consistency, for reaching a beauty which is only a distorted view of the trap of the mind. But the phenomenon is too wide to consider it just an individual disorder, with the risk to make feel responsible the people who suffer of it. Beauty is not simply an universal value and neither a personal taste. What’s my opinion? It’s also a social canon. The society wants us to be young, pretty, submissive and amenable, ready to work in silence forgetting that we have, in reality, rights to be defended. And here it is, in front of us, the model to emulate: a thin, hesitant and inconsistent woman, shrunken till the bone and too weak to impose herself. Are we ready to say “no” or do we prefer choosing a renouncer canceling of the body, chasing a skeletal thinness that is not the beauty? Because the beauty is the result of an union between love of our body and costant care of our nature. Those who make icons have to begin to think that it’s right to propose a model of a strong, fit, positive woman. Otherwise, perhaps time has come to built it by ourselves.

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MAKEUP…. MIO AMORE!

Che cosa c’è di più meraviglioso del makeup? Ciprie, gloss, ombretti, matite sono in grado di trasformare una donna da Piccola Fiammiferaia a Biancaneve. Se fino a qualche anno fa i makeup artist apparivano come una sorta di sacerdoti, custodi dei segreti del trucco, oggi l’esplosione di tutorial su Youtube ha svelato i misteri della sfumatura, lasciando i truccatori con un palmo di naso e con qualche euro in meno. Chi ci ha guadagnato è l’industria cosmetica che sforna, come fossero biscotti, palette di ombretti dalle texture sempre più impalpabili e vellutate, rossetti dal finish brillante, capaci di restare inalterati sulle labbra per una settimana intera, smalti dalle tonalità ardite che per consumarne una boccetta non ti basta una vita. Purtroppo, la mia innata vanità non mi permette di resistere troppo a lungo alle novità del paese dei balocchi. Diciamo, però, che ancora non sono impazzita del tutto e che la mia proverbiale tirchieria mi frena dall’eccedere in acquisti frequenti o, peggio ancora, inutili. Ultima concessione è stata la nuova tinta per labbra di Yves Saint Laurent. Che dire? La indossi la mattina, bevi due o tre caffè, a pranzo mangi spaghetti all’amatriciana, la sera gusti una bella coda alla vaccinara e il rossetto è sempre lì, presente ed ostinato. Un po’ come tuo marito!

Is there anything more amazing than makeup? Powders, lipglosses, eyeshadows, pencils can turn a woman from Little Match Girl to Snow White. If until a few years ago the makeup artists seemed to be like priests, keepers of the secrets of make up, nowadays, the explosion of tutorials on Youtube has revealed the misteries of shade, leaving the makeup experts with egg on the face and some dollars less. Those who have gained more are the cosmetics brands which have churned out, as if they were cookies, palettes of fine and velvety eyshadows, bright lipsticks that can be stay fixed on the lips for a whole week, nail polishes in bold colors, that you need a lifetime to consume them. Unfortunately, my innate vanity does not allow me to resist so long: I have to possess the new product of Toyland. However, I’m not still completely mad and, moreover, my proverbial greed holding me back in buying things, above all if I don’t really need them. The last product of makeup I’ve bought is the Yves Saint Laurent glossy stain. What can I say? You can wear it in the morning, drink two or three coffees, eat spaghetti all’amatriciana for lunch, coda alla vaccinara for dinner and your lipstick is always there, present and obstinate. A bit as your husband!

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SISTERHOOD INSTEAD OF FEMINISM?

Qualche giorno fa un ragazzo mi dice: “Pensavo che il femminismo fosse morto”. Gli rispondo che una cosa può morire quando non ha più motivo di esistere. Ma sì, pensandoci bene, è proprio anacronistico parlare di femminismo, dopotutto le donne hanno ormai raggiunto quei diritti umani e civili, riservati dall’eternità soltanto agli uomini. Mica dobbiamo ancora lottare contro la violenza domestica oppure ritrovarci per strada, picchiate e costrette a prostituirci! Sono cose ormai superate! Inoltre noi donne, oggi giorno, possiamo facilmente entrare in politica e, se poi abbiamo seguito un cursus honorum del tipoindossatrice” -” ballerina scarsa” – “presentatrice di poche parole”, risulteremmo così gradite da poter occupare le più confortevoli poltrone degli Organi istituzionali. Insomma, gli uomini che contano ci vogliono far capire che a noi non servono grandi doti da statista se in fondo dobbiamo interessarci solo del lato fashion della politica: andare in giro a fare shopping in auto blu! Guardate i parlamenti di tutto il mondo: pieni di donne. I presidenti? Tutte donne, con a fianco il loro first gentleman. Allora, dal momento che la parola femminismo è in disuso, che ne dite di “sisterhood”?

A few days ago, a young man said to me: “I thought that feminism was dead”. I replied that a thing can die when it has no sense anymore. But yeah, if we think about it, it’s anachronistic to talk of feminism, after all, the women have by now reached the same rights that men owned since eternity. We mustn’t fight anymore against domestic violence or find ourselves in the streets, beaten and forced into prostitution. So oldfashioned! Nowadays we can easily get into politics just by being “ models”, “crippled dancer” or “speachless tv host” and we can easily reach top positions inside Government Institutions.  In short, men think we don’t need great qualities as a statesman but we should be interested in the fashion side of politics: go shopping in limos at the expence of citizens!  After all, don’t we have dozens, hundreds of female leaders, chiefs of States, Prime Minister, congress women or senators with their first gentlemen? So, since feminism is out of fashion, what would you say about “sisterhood”?

Thank you so much Gabi, for your English hints!
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I CAVALLUCCI APPARATI

Vi è mai capitato di acquistare un paio di stivali un po’ diverso dal solito, una borsa particolare, un gioiello stravagante che pensavate di aver comprato solo voi nel giro di cinquecento chilometri? E invece, una sera, non un alieno proveniente da un’altra galassia, ma una persona che conoscete abbastanza bene (non abbastanza, evidentemente!) arriva sorridente al party di turno, dicendo che ha girato mari e monti per trovare proprio quell’accessorio identico al vostro! Alla faccia della casualità!
La mia amica Naty e io abbiamo fatto un patto: eviteremo come la peste quell’effetto che potremmo definire, in vernacolo partenopeo, dei “cavallucci apparati”, sì quelli che vedi alle corse di trotto, perfettamente identici nella bardatura. Infatti direi che nel mondo esistono due specie di umani: i solisti e i cavallucci apparati. Per chiarire: io voglio essere una solista, grazie.

Did you happen to buy a pair of boots a little different than usual, a particular bag, an extravagant jewel that you thought you were the only owners within five hundred kilometres? Instead, one night, not an alien from another galaxy, but a person you know quite well (not enough, evidently!), comes merrily at the party of the moment, saying that toured heaven and earth to find just that accessory identical to yours. So much for the chance! My friend Naty and I, well, we made a pact: we’ll try always to avoid, like the plague, that kind of effect which in dialect of Naples is called “cavallucci apparati” (paired horses), yes, those that you can see in the trotting races, perfectly identical in the harness. In fact, I believe that in the world exist two species of humans: the soloists and the paired horses. To clarify: I would like to be a soloist. Thanks.

Two paired musicians, solo violin and Sodini necklace on Burberry bag.

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THE IMPORTANCE OF BEING…BEAUTIFUL

Alcuni uomini sostengono che per stabilire se una donna sia veramente bella, bisognerebbe vederla al mattino senza trucco. Ma è proprio importante precisare l’entità della bellezza femminile, per poter decidere se una donna possa avere l’ardire di porsi al fianco di cotanto maschio? Proviamo un po’ a ribaltare questo antico costume che prescrive alla donna di essere luminosa, priva di occhiaie e senza imperfezioni anche dopo aver cercato invano di dormire, a causa di un treno a vapore che continuava imperterrito ad effettuare le fermate esattamente al suo fianco. Come si può rivoltare la questione, mi chiedete? Togliendo una buona volta i riflettori dalla donna e ragionando, care compagne di avventura, su quale possa essere, invece, il canone estetico della mascolina beltade. Capelli mori ed occhi verdi? O forse un fisico scolpito? Magari con qualche tatuaggio che fa anche un po’ savage! A pensarci bene, però, c’è un elemento che potrebbe essere preponderante sugli altri: senza pretendere di avere accanto l’uomo vitruviano di Leonardo, possiamo dire che, per stabilire se un uomo sia veramente bello, dovrebbe svegliarsi al mattino con il volto rilassato e sorridente e poi esclamare: “Tesoro, oggi ho deciso di regalarti una Chanel!”

Some men argue that to determine if a woman is really beautiful, you should see her in the morning with no makeup. But is it so important to clarify the extent of female beauty to decide if a woman can have the audacity to stay alongside of so much male? Let’s try a little to reverse this ancient tradition which obliges that woman to be bright, with no dark circles and imperfections even after she tried unsuccessfully to sleep, because of a steam train that continued undaunted to make the stops exactly at her side. How can we turn the situation, are you asking me? By moving the spotlight, for once, from the woman and reflecting, dear girls, companions of adventure, on what could be the aesthetic canon of the masculine beauty. Dark hair and green eyes? Or perhaps sculpted physique? Maybe with some tattoo that makes also a little savage!  But if we pay attention, there’s an element which could be dominant over others: without expecting to get near us the vitruvian man by Leonardo, we can say, in determining if a man is really handsome, that he should wake up in the morning with a smiling and relaxed face and then exclaim: “Treasure, today I’ve decided to give you a Chanel!”

Grazie ad Andrea, splendido modello.

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THE TRUTH IN THE PERFUME

Profumi. E’ un mondo incantato e delizioso, ma al contempo intricato e complicato da decifrare. Quante volte, sul luogo di lavoro, a scuola, al cinema o in un negozio abbiamo percepito la nostra essenza preferita addosso a qualcun altro? E la reazione qual è stata? Sì, ammettiamolo: di fastidio. Tuttavia, non possiamo mica pretendere di essere gli unici ad indossare una fragranza, soprattutto quando porta un nome talmente altisonante da toglierci subito quell’assurda pretesa di volerne essere i soli possessori sulla faccia della Terra!
Però, è pur vero che l’odore è un capitolo delicato, poiché l’olfatto è direttamente collegato al cervello così da trasportarci, immediatamente e senza menzogna, al profumo del muschio in un quel particolare bosco in inverno, al meraviglioso odore del cestino dell’asilo, all’acre sentore dei limoni acerbi nel giardino della nonna. Perciò dobbiamo scegliere con attenzione maniacale il nostro profumo per ogni stagione, di modo che, mescolandosi con l’odore della nostra pelle, vi si adatti e si coniughi ad essa al punto tale che, se un’altra persona lo indossasse, non lo riconosceremmo.

Perfume. It’s an enchanted and delicious world, but at the same time, intricate and complicated to decode. How many times, in the workplace, at school, at the cinema or in a shop have we smelled our favorite scent on someone else? And what was our reaction? Yes, let’s admit: annoyance. But, we can’t pretend to be the only ones to wear a fragrance, above all when it has such a pompous name that removes immediately our absurde claim of being the sole owners of it on the face of the Earth!
On the other hand, it’s true that the smell is a delicate chapter, because the olfaction is directly connected to the brain, in such a way that it carries us, immediately and with no lies, towards the smell of the moss in the winter woods, inside the wonderful scent of our kindergarten daypack, into the bitter smell of the lemons in the garden of our grandmother. For this reason we have to choose meticulously our perfume for every season, so it can mix and combine with the smell of our skin. In this way, even if another person wore our fragrance, we wouldn’t recognize it.

Ringraziamo la cortesia e la professionalità di Emanuele Burato che ci ha ospitato nella sua deliziosa boutique di fragranze artigianali “Terriaca” profumi d’autore, dove ho acquistato il mio Panama.
email: profumeria.terriaca@hotmail.it – Terriaca on facebook

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GOD SAVE THE TIGHTS!

“Oh, com’è démodé in inverno, con appena tre gradi sotto zero, indossare quegli orrendi collant velati, magari neri o peggio ancora color carne! No, è proprio fuori moda!”.
Ma chi l’ha inventata questa insana abitudine (no, dai, non chiamarla moda!) di uscire di casa alle intemperie, senza uno straccio di calza, soltanto perché non è trendy? Abbiamo forse dimenticato che questo prezioso e seducente accessorio femminile è testimone di una storia che partendo dalla consistenza della lana e del cotone giunge all’impalpabilità del nylon e della seta? Anche le calze hanno segnato le epoche. E ora mi volete far credere che sia giunto il momento di gettarle nel caminetto insieme alla legna di castagno?
Scusate, ma Sofia Loren non ci ha insegnato niente?
Abat-Jour, che soffondi la luce blu…

“How is démodé, in winter time, with only three degrees below zero, wear those horrible black tights or worse flesh-colored! No, it’s definetely out of fashion!”.
Well, who did invent that insane habit (no, please, don’t call it fashion!) to go out in the cold, without a rag of stocking, only because it’s not trendy? We have maybe forgotten that this precious and seductive garment is the witness of a history that starting from the texture of wool and cotton comes to intangibility of nylon and silk? Also the tights have marked the ages. And now, you would me to believe that the time has come to throw them in the fireplace with chestnut wood?
Sorry, but didn’t Sofia Loren teach us anything?
Abat-Jour, che soffondi la luce blu…

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